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La tutela della mamma lavoratrice

È arrivato il momento più bello per una donna: diventare madre! Tuttavia questo bellissimo momento può essere oscurato dalle possibili ripercussioni in ambito lavorativo. La tutela della madre lavoratrice è garantita dalla nostra normativa, in particolare dal Decreto legislativo n. 151 del 2001 agli articoli 54-55-56.

tutela mamma lavoratriceIn primo luogo, occorre ribadire che la lavoratrice non può essere licenziata dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Molti potrebbero affermare che tale diritto sia scontato, e invece no, in quanto è grazie all’intervento della Consulta nel lontano, ma nemmeno troppo lontano, 1991 che con la sentenza n. 61 ha definitivamente risolto la controversia interpretativa dell’articolo 2 della legge n. 1204/71, affermando l’illegittimità costituzionale della norma laddove non qualificava con la nullità il licenziamento intimato alla lavoratrice nel periodo di interdizione. Oggi, l’articolo 54 comma 5 del D.Lgs 151/2001 dispone che il licenziamento intimato alla lavoratrice nel periodo di interdizione è nullo.

Ulteriore traguardo riguarda l’ipotesi, molto frequente, dell’eventuale presentazione di dimissioni volontarie durante il suddetto periodo di vigenza del divieto, in questo caso affinché il licenziamento sia convalidato, le dimissioni presentate devono passare per il vaglio del servizio ispettivo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali competenti per territorio. Si sottolinea, inoltre, che il divieto di licenziamento opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza, e la lavoratrice, licenziata nel corso del periodo in cui opera il divieto, è tenuta a presentare al datore di lavoro idonea certificazione dalla quale risulti l’esistenza, all’epoca del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano.

maternal-love-71278_640Al termine del periodo di divieto, la lavoratrice ha altresì il diritto di conservare il proprio posto di lavoro e, salvo che espressamente non vi rinunci, di rientrare nella stessa unità produttiva ove era occupata all’inizio del periodo di gravidanza o in altra ubicata nel medesimo comune, e di permanervi fino al compimento di un anno di età del bambino; ha, inoltre, il diritto di essere adibita alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti, nonché di beneficiare di alcuni miglioramenti delle condizioni di lavoro, previsti dai contratti collettivi o legislativamente, che sarebbero alla stessa spettanti durante l’assenza. Si tratta di tutele volte ad incentivare la genitorialità e a riconoscere una maggiore sicurezza di mantenimento della propria occupazione in caso di gravidanza.

Il divieto di licenziamento, il diritto al rientro e alla conservazione del posto di lavoro nonché la tutela in caso di dimissioni, sono estesi anche ai padri lavoratori, garantendo quindi ad entrambi i genitori una tutela a tutto tondo. Non dobbiamo, tuttavia, dimenticare che vi sono delle ipotesi previste tassativamente dall’articolo 54 comma 3 del D.Lgs 151/2001 per le quali il divieto di licenziamento non opera. In particolare nel caso di colpa grave da parte della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro; nel caso di cessazione dell’attività dell’azienda cui essa è addetta; nell’ipotesi di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine e, infine nel caso di esito negativo del periodo di prova.

Dott.ssa Tabata Villan
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