Le consulenti pedagogiche

Le emozioni dei bambini nei primi anni di vita: come riconoscerle, comprenderle e viverle in famiglia

Cominciamo col definire che cos’è un’emozione: è un allontanamento dal normale stato di quiete dell’organismo, cui si accompagna un impulso all’azione e alcune reazioni fisiologiche interne, ognuna delle quali designa diverse risposte emotive (tristezza, gioia, rabbia ecc…). Le emozioni sono presenti fin dalla nascita e quindi innate: sono importantissime tutte quelle forme di interazione che emergono nei primi mesi di vita e che sono delineabili come “dialoghi sociali”, caratterizzati da scambi di sguardi, sorrisi e vocalizzazioni. Tutte le emozioni hanno la stessa importanza e non sono né positive né negative, adatte al genere femminile piuttosto che a quello maschile.

Le emozioni semplici sono quelle presenti fin dalla nascita; essenziali perché permettono la sopravvivenza dell’uomo e della specie come la gioia, la paura, la rabbia, la tristezza; mentre le emozioni complesse compaiono dopo il 2° anno di vita e sono espressione dell’emergere della consapevolezza di sé, anche definite “sociali”, come la vergogna, l’orgoglio, la colpa e la gelosia. È importante per l’adulto riconoscere e accettare le proprie emozioni, perché il bambino attraverso gli occhi del genitore conosce la realtà; se la mamma o il papà sono stanchi o tristi, è utile non negarlo, bensì comunicarlo al figlio, che altrimenti potrebbe sentirsi responsabile. Restare in contatto con sé stessi mantenendo l’autenticità, ci permette di ascoltare e di entrare in empatia con il nostro bambino.

tristezza 3

I bambini non sanno nominare i sentimenti, perché quello che provano è un magma di emozioni; devono imparare a distinguerle, a capire che la gioia è diversa dalla rabbia, per esempio; soprattutto devono imparare a manifestare le emozioni differenziandole. Un modo per farlo è osservarle in mamma e papà e vedere come loro si comportano; ecco perché è bene mostrare i propri sentimenti ai bambini: loro li vivono attraverso di noi e attraverso di noi imparano a gestirli. E’ inoltre fondamentale dare speranza, ad esempio usando frasi come: “Adesso mamma (papà) è triste, perché …, ma dopo una bella dormita (o dopo quello che più si avvicina a ciò che vi fa stare bene) passerà. Per i bambini infatti, sapere che c’è una via d’uscita da un sentimento negativo è vitale, anche perché i piccoli hanno poca esperienza, quindi non sanno come affrontare certe situazioni. Dobbiamo essere noi l’esempio.

rabbia 3

Crescere vuol dire imparare a modulare la propria emotività: modulare non significa soffocare! Se un bambino si sente ascoltato e compreso non avrà timore a esprimere le proprie emozioni e gradualmente imparerà a riconoscerle e a padroneggiarle. Prendersi cura delle emozioni significa crescere senza ritenerle scomode o sbagliate; insegnare a un bambino a gestire le sue paure, la sua rabbia, le sue delusioni significa fargli capire che esistono limiti che il mondo pone alla realizzazione immediata dei suoi desideri; questo gli permetterà di imparare a “tollerare le frustrazioni”, a raggiungere quindi più facilmente un equilibrio relazionale con sé stesso e a sviluppare sensibilità empatica nei confronti degli altri.

Nel prossimo articolo vedremo come accompagnare i bambini in questa delicata avventura dell’emotività!

 

Dott.ssa Marisol Trematore e Dott.ssa Francesca Zanella,
Consulenti Pedagogiche e Counselors Relazionali
Contatti e profilo qui

 

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